Posted by Massimiliano Quintiliani On March - 11 - 2011 0 Comment
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L’albero del cacao, pur essendo originario del Centro America, presenta il maggior numero di specie nell’Amazzonia, che è la probabile area di dispersione dello stesso.
Prima della conquista spagnola l’area di maggiore consumo fu quella oggi occupata da Messico, Guatemala e Honduras. I semi del cacahuati (come era chiamato in lingua Maya Nahuatl) erano macinati per poi formare una sorta di galletta, che poteva essere conservata anche per lunghi periodi. L’utilizzo avveniva sciogliendo poi in acqua parte della galletta. Si formava così una bibita color caffe molto aromatica e dal gusto gradevolmente amarognolo. Questa bevanda veniva gustata fredda e non era di consumo popolare dato il suo valore rituale e mitologico: solo i re aztechi, gli alti funzionari dell’impero ed i sacerdoti potevano berla.

Il chocolat nasce quindi da nobili origini. È possibile che il divieto dell’uso del cacao per la popolazione non nobile fosse motivato dal ricco contenuto in grassi e proteine, costituenti alimentari preziosi per popoli la cui dieta era prevalentemente basata sul mais con poche proteine animali e pochi grassi.

Infatti, i divieti alimentari dei popoli antichi e delle popolazioni odierne a tecnologia limitata, così come il significato di sacralità attribuito a taluni cibi o bevande, anche se a prima vista possono sembrare bizzarri e senza senso, in realtà hanno sempre un significato profondamente logico, funzionale al mantenimento o al miglioramento delle dinamiche strutturali del gruppo. Le classi dirigenti si riservavano quindi la bevanda per assicurarsene gli apporti nutrizionali e il benessere psicofisico.

I diversi divieti venivano a costituire così uno stile alimentare dei nobili diverso da quello del popolo: questo potrebbe anche spiegare perché gli scheletri, ritrovati nelle tombe dei dignitari, fossero mediamente più alti rispetto a quelli rinvenuti nelle tombe della popolazione comune.

Il cacao garantiva, in un certo senso, il « physique du role » dei nobili e della nomenclatura aztechi; e grazie a quelle sostanze, che vanno a innalzare il livello di semotonina, manteneva elevato il tono dell’umore, in modo che le classi dominanti potessero assolvere al meglio i propri compiti istituzionali.

Montezuma offrì a Cortés, come atto di cortesia e benvenuto, l’importante bevanda. Nel raccontare questo episodio a Carlo V, Cortés disse che la bibita gli era stata descritta come una « bevanda divina, che dà resistenza e combatte la fatica, e che personalmente aveva potuto vemificamne queste proprietà.