Posted by Massimiliano Quintiliani On March - 11 - 2011 0 Comment
choco
In Europa il cioccolato non tradisce la sua vocazione un po’ snob di bevanda per pochi. Lo bevono, infatti, i nobili e gli alti funzionari: nascono infatti locali molto esclusivi e costosi, dove è possibile gustare la bevanda in un ambiente non disturbato dai lazzi volgari del popolino. Gustare il cioccolato diviene un’esperienza di totalità dotata, di un notevole valore terapeutico perché, come insegna quella recente disciplina che costituisce il « body-mind healing », quando si sperimenta la totalità, il corpo guarisce se stesso. Il cioccolato diventa rimedio medico per una serie di malanni: dalla cefalea, all’astenìa, dalla melanconia alla debolezza sessuale.

Con il passare dei decenni anche i divieti più drastici o il costo elevato non possono impedire che l’uso della bevanda si diffonda in tutte le classi sociali. I benefici per la salute e, la straordinaria bontà del liquido fan sì che sempre più persone ne diventino consumatori. In molte comunità monastiche della Spagna l’uso del cioccolato era così diffuso che alle novizie veniva fatto pronunciare prima della cerimonia della vestizione sia il voto di castità sia quello di astensione dal cioccolato.

Che se ne temessero gli effetti euforizzanti, rinvigorenti del tono dell’umore o solo desiderio di espiazione e mortificazione attraverso l’astensione di questa dolcezza dal palato? Dimenticavano questi abati e le sante madri superiori quello che un canonico inglese, loro coevo, scriveva a proposito dei piaceri sensibili e dei loro divieti: « Colui che rifiuta i piaceri sensibili e naturali non avrà piaceri spirituali ».

Piaceri effimeri, destinati a durare il tempo di una degustazione, forse anche superflui se si pensa ai grandi bisogni dell’umanità; ma, come diceva Voltaire, « il superfluo è cosa assolutamente necessaria. D’altronde il cioccolato non è solo edonismo effimero e sterile, ma sa anche essere complemento indispensabile dell’alimentazione dell’uomo nei momenti di bisogno